Entro la fine dell’anno è prevista l’apertura dei cantieri per la costruzione del ponte sullo Stretto. E’ in fase di completamento il progetto definitivo con il piano economico-finanziario che chiude il cerchio della disponibilità finanziaria per l’opera. La copertura finanziaria è stata trovata con la manovra che ha aggiunto un miliardo e mezzo mancante nel Def 2024 (la spesa era già stimata a 13,5 miliardi). La Commissione di Valutazione di impatto ambientale ha poi dato il via libera e la Conferenza dei Servizi ha già espresso il proprio parere.
L’ultimo tassello è costituito dal Cipess – il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile che dovrà dare l’approvazione tra gennaio e febbraio, come affermato dal ministro Matteo Salvini.
Restano però i problemi giudiziari. Ci sono cinque procedimenti in corso. Due sono i contenziosi che vedono contrapposti il consorzio Eurolink e la Parson Transportation alla società Stretto di Messina – il primo con udienza in Corte d’Appello a giugno, il secondo il 20 gennaio – che potrebbero rallentare l’avvio dei lavori.
Un’altra è la class action di 104 cittadini contro la Stretto di Messina, che chiedono di accertare “la responsabilità della società e il danno ingiusto causato per la violazione del dovere di diligenza, correttezza e buona fede proseguendo nell’attività per la realizzazione del ponte sullo Stretto, nonostante l’opera non abbia alcun reale interesse strategico e non è fattibile sotto i profili ambientali, strutturali ed economici”. In ultimo due ricorsi al Tar del Lazio. Uno presentato da Legambiente, Lipu e Wwf Italia, l’altro dai comuni di Reggio Calabria e Villa San Giovanni.
