L’estremo saluto a Lo Bello, l’industriale che lottava contro il racket

Si sono svolti questo pomeriggio a Catania i funerali Ivan Lo Bello, 62 anni, figura simbolo dell’imprenditoria siracusana e siciliana. E’ stato un simbolo di impegno per la legalità e nella lotta alla mafia. Già presidente di Confindustria Sicilia e vicepresidente nazionale di Confindustria, Lo Bello era da tempo malato. Profondo il cordoglio espresso dalle istituzioni e dal mondo dell’economia. Unioncamere, di cui fu presidente tra il 2015 e il 2018, ne ha ricordato il ruolo fondamentale per il rilancio e la modernizzazione del sistema camerale.

Lo Bello ha caratterizzato buona parte della sua attività istituzionale con la sua battaglia civile contro il racket, l’innovazione nel tessuto produttivo e l’impegno nella formazione delle nuove generazioni di imprenditori. Nato e cresciuto a Siracusa, Ivan (all’anagrafe Ivanhoe) Lo Bello si è laureato in giurisprudenza e ha esercitato a lungo la professione di avvocato, specializzandosi in diritto societario, bancario e civile. Proveniente da una famiglia di imprenditori, era anche alla guida dell’azienda di famiglia nel settore alimentare per l’infanzia (Lo Bello Fosfovit srl). Nella vita privata era sposato e aveva figli, un aspetto che ha sempre fatto da sfondo alla sua immagine pubblica, senza mai diventare protagonista ma restando parte integrante della sua identità.

Lo Bello ha ricoperto incarichi di primo piano nell’associazionismo degli industriali e nelle istituzioni. Il suo curriculum è sterminato e spazia dall’impegno in ambito associativo a ruoli apicali nelle istituzioni economiche, con una visione sempre orientata all’etica e all’innovazione. Nel 1999 è stato eletto presidente di Confindustria Siracusa, carica mantenuta fino al 2005; l’anno seguente è diventato presidente di Confindustria Sicilia.

Dal 2012 è stato anche vicepresidente nazionale di Confindustria con delega all’Educazione, riflettendo l’attenzione alla formazione delle nuove generazioni d’imprenditori. È stato inoltre presidente della Camera di Commercio di Siracusa e, dal 2015 al 2018, presidente di Unioncamere.

Nel mondo finanziario ha guidato il Banco di Sicilia (2008-2010) e UniCredit Leasing (dal 2010). Lo Bello è noto soprattutto per la sua lotta al racket, il cosiddetto “pizzo” delle estorsioni mafiose. Fu infatti tra gli artefici in Sicilia di un codice etico associativo che prevedeva l’espulsione degli imprenditori che pagavano il pizzo. “Chi paga il pizzo verrà espulso” era la regola base di quel codice.

Questa iniziativa nacque in risposta all’indignazione suscitata dall’uccisione dell’imprenditore Libero Grassi: da presidente di Confindustria Sicilia, Lo Bello lanciò una vera e propria rivolta contro le estorsioni e coinvolse imprenditori di tutta l’isola.

Spiegò spesso ai media la necessità di resistere al racket e si espose frontalmente contro la mafia, tanto da essere per anni sotto scorta. In questo modo promosse un modello di impresa etica e coraggiosa che divenne d’esempio anche in altre regioni italiane.

La figura di Lo Bello è stata descritta come emblema di un’imprenditoria impegnata sulla legalità e sull’innovazione. Unioncamere ha sottolineato che durante il suo mandato (2015-2018) si è data “un forte impulso al processo di modernizzazione del sistema delle Camere di commercio”, ponendo al centro digitalizzazione, trasparenza e semplificazione a sostegno delle imprese.

By Redazione

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