A leggere i commenti sull’esito della consultazione referendaria, avrebbero vinto tutti. Si tratta di prospettive e di vedute che non mettono mai d’accordo, soprattutto le parti politiche. In realtà, l’esito del voto sui cinque referendum abrogativi in materia di leggi sul lavoro e sulla cittadinanza, sott’accusa è il quorum che impone di raggiungere il 50% più uno degli aventi diritto per rendere valida la consultazione. Osservando i definitivi ufficiali, pervenuti dai 61.591 seggi di tutto il Paese – pubblicati su “Eligendo”, il portale del ministero dell’Interno – si può constatare che il 30,6% della popolazione si è recata alle urne per esprimersi sull’abolizione del Jobs Act e della modifica articolo 26 del Testo Unico sulla Sicurezza, nonché sul dimezzamento dei tempi di concessione della cittadinanza italiana agli extra-comunitari. La regione che ha votato di più è stata la Toscana (39%); quella che ha partecipato di meno, invece, il Trentino Alto Adige (22,6%), quasi sulla stessa riga anche la Sicilia. Dai promotori del referendum si fa notare come avere superato la soglia del 30% sia comunque un buon risultato, migliore rispetto ai precedenti.
I risultati usciti dalle urne hanno sancito (in maniera pleonastica) il primo quesito (reintegro licenziamenti illegittimi) vede vincere il sì con circa l’89%. Plebiscito dei voti favorevoli anche per quanto riguarda la seconda (licenziamenti e limite indennità) e la terza proposta referendaria (tutela contratti a termine), rispettivamente con l’87,5% e l’89%. Leggermente inferiore la percentuale relativa al quarto interrogativo (responsabilità infortuni sul lavoro) che trova l’apprezzamento dell’87% dei cittadini che si sono recati ai seggi. Decisamente invece più equilibrato, infine, il quinto e ultimo quesito (dimezzamento dei tempi per concedere la cittadinanza italiana agli extra-comunitari): qua, infatti, i sì prevalgono “solo” con il 65% dei voti contro il 35% circa dei no.
Ecco in dettaglio le percentuali per ogni singola regione.
Abruzzo: 29,7%
Basilicata: 31,2%
Calabria: 23,7%
Campania: 29,8%
Emilia Romagna: 38,1%
Friuli Venezia Giulia: 27,5%
Lazio: 31,8%
Liguria: 35%
Lombardia: 30,7%
Marche: 32,6%
Molise: 27,6%
Piemonte: 35,2%
Puglia: 28%
Sardegna: 27,7%
Sicilia: 23%
Toscana: 39%
Trentino Alto-Adige: 22,7%
Umbria: 31,1%
Valle d’Aosta: 29%
Veneto: 26,2%
