Sono in tanti ad essere rimasti perplessi quando non indignati per la liberazione di Giovanni Brusca, lo “scannacristiani” di Cosa Nostra, che ha scontato 29 anni di carcere duro. A fine maggio sono trascorsi anche i quattro anni di libertà vigilata che gli erano stati imposti. “Certo, la legge sui collaboratori di giustizia fu voluta da Giovanni Falcone – ragiona Traina – ma le leggi si possono anche cambiare. Soprattutto dopo 33 anni, oltre tre decenni trascorsi senza conoscere la verità”.
Brusca, che fu il responsabile dell’uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, sciolto nell’acido, e di avere azionato il telecomando con cui si è verificata la strage di Capaci, ha goduto del beneficio della legge in cui proprio il giudice Giovanni Falcone aveva creduto più di tutti: il magistrato, ucciso nel ’92 dalla mano di Brusca, era infatti convinto che l’uso dei “pentiti” avrebbe nuociuto gravemente a Cosa nostra. “Da cittadina e sorella – ha commentato Maria Falcone -, non posso nascondere il dolore e la profonda amarezza che questo momento inevitabilmente riapre. Ma come donna delle Istituzioni sento anche il dovere di affermare con forza che questa è la legge. Una legge, quella sui collaboratori di giustizia, voluta da Giovanni, e ritenuta indispensabile per scardinare le organizzazioni mafiose dall’interno”.
