La guerra in Iran ha indotto il governo italiano ad elevare il livello di sicurezza a Roma e in molti obiettivi sensibili. La premier Giorgia Meloni ha presieduto una riunione di coordinamento con i ministri degli Esteri, della Difesa e degli Interni e i vertici dell’intelligence, ribadendo che la priorità resta la protezione dei civili e la via diplomatica.
In una comunicazione ufficiale, il governo ha dichiarato di “seguire con grande attenzione l’evolversi della situazione” e di essere “totalmente concentrato sulla tutela dei cittadini italiani” presenti in Iran e in altri Paesi coinvolti.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito la situazione “molto preoccupante”, precisando che la Farnesina ha già ridotto al minimo la presenza diplomatica a Teheran e che è pronta a organizzare l’evacuazione degli italiani che lo richiedessero, così come avvenuto in precedenti crisi.
Il vicepremier Matteo Salvini, pur sottolineando la vicinanza alla strategia americana e israeliana, ha ribadito che “la guerra non è mai una soluzione desiderabile”, lasciando però aperta la porta a un sostegno politico a un’azione preventiva presentata come necessaria per bloccare il progredire del programma nucleare iraniano.
Il governo italiano mantiene una posizione di sostegno diplomatico all’azione Usa‑Israele ma con forte cautela soprattutto dal punto di vista militare, evitando fino a questo momento qualsiasi impegno diretto di sue forze armate.
A seguito dell’escalation, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha firmato una disposizione urgente di rafforzamento della sicurezza su obiettivi considerati “di prioritaria sensibilità”, con particolare attenzione alle sedi diplomatiche e consolari di Stati Uniti e Israele, nonché alle strutture religiose e culturali.
Le forze di polizia e i servizi hanno incrementato controlli e presidi in aree ad alto rischio simbolico, come quartieri con presenza diplomatica e luoghi di culto frequentati da comunità straniere.
L’obiettivo è prevenire eventuali attacchi simbolici o ritorsivi in risposta all’offensiva contro Teheran. Ma non ci sono segnali concreti di un attentato imminente.
Elevare il livello di allerta risponde a una “logica prudenziale” in un contesto già segnato da tensioni nel Medio Oriente, con l’obiettivo di garantire la massima coesione tra sistema di intelligence, polizia e amministrazioni locali, soprattutto nella capitale.
