Se si volesse sintetizzare con una battuta la giornata dell’astensionismo/chiarimenti al cittadino della magistratura si potrebbe usare la battuta “estrema” di un principe del Foro che così recita. “Non solo funzioni e carriere e sorteggi, io dividerei proprio le sedi…palazzi divisi, con indirizzi diversi, parcheggi diversi e bar all’interno diversi”.
Si ringrazia la fonte, la di protegge e si procede focalizzando l’attenzione sul vero personaggio di questa triste ma energica pagina della storia giudiziaria italiana, sua maestà Carlo Nordio. L’imperatore delle notti insonni di molti magistrati d’Italia. Ma chi è? Nasce a Treviso, entra in magistratura, va a Venezia e diventa subito l’imperatore delle notti insonni delle Coop rosse, del PCI e delle brigate rosse
Eh sì, perché è l’unico magistrato o, comunque, il più tenace magistrato che sente e trova del marcio nelle apparenti illibate cooperative di matrice comunista. Era il settembre del 1995 il pm stila un invito a comparire, con l’accusa di ricettazione e finanziamento illegale ai partiti, nei confronti di Massimo D’Alema – appena diventato presidente del Consiglio – Achille Occhetto e Bettino Craxi. Accusa? Che i soldi guadagnati in Veneto finissero nelle casse nazionali di Pci-Pds e Psi e che i loro segretari nazionali non potessero non saperlo. Craxi irraggiungibile perché già latitante in Tunisia mentre Occhetto e D’Alema, assistiti dal professore Guido Calvi, vengono sentiti a Roma.
Dopo tre anni, alla fine del 1998, Carlo Nordio chiede il rinvio a giudizio per 93 imputati sui 278 iniziali. Spiccano soprattutto le assenze: dei dirigenti pidiessini veneti e del trio D’Alema-Occhetto-Craxi, per le cui posizioni lo stesso pm chiede l’archiviazione.
Correttamente il pm Nordio non si accanisce ed ammette che non sia stata raggiunta la prova che le risorse sottratte alle coop insolventi siano state direttamente gestite dagli indagati. Ovviamente, si sa che chi stava al vertice della struttura non potesse non sapere ma le prove sono prove e non possono essere cucite addosso solo perché la verità reale si distingue da quella processuale.
Corretto il pm Nordio, il codice di procedura penale si applica non si interpreta a piacimento. Non contento, il pm Nordio si infila dentro un altro bell’ambientino, quello del Mose di Venezia, stavolta da Procuratore Aggiunto. Il più grande episodio di corruzione d’Italia afferma lo stesso accusatore. Tra gli indagati ci sono l’ex ministro Altero Matteoli (corruzione) e l’ex sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni.
E c’era Galan, il doge di Venezia al quale fu consigliato di patteggiare, così come all’allora assessore regionale alle infrastrutture, all’ex magistrato delle Acque. A Milano, invece, si accordarono con la Procura l’ex generale della Guardia di Finanza, Emilio Spaziante e l’ex amministratore delegato di Palladio Finanziaria, Roberto Meneguzzo.
I grandi accusatori della vicenda Mose, invece, hanno patteggiato solo il 28 febbraio 2019: Baita, Minutillo, Mirco Voltazza, Nicolò Buson, ex direttore finanziario di Mantovani, e Pio Savioli. Diciamo che il pm Nordio ed i suoi colleghi avevano trasmesso gli atti ai giudici in modo analitico, con elementi probatori oggettivamente inattaccabili.
Il caso Mose si potrebbe definire la tangentopoli veneziana conclusa patteggiando, quindi con ammissioni di colpevolezza!
E tanto per non farsi mancare nulla, il pm Nordio diventa consulente della Commissione Parlamentare per il terrorismo e le stragi, consulente della Commissione Antimafia e presidente della Commissione per la riforma del codice penale. Ha scritto tanto e continua a farlo. È stato membro del Cda della Fondazione Venezia, della Fondazione Einaudi e del Comitato bioetico della USL2 Treviso nonché presidente della giuria del premio letterario Campiello per il 2018 e il 2019. Ascolta musica classica, va a cavallo e gli piace il nuoto.
Praticamente un uomo perfetto … la leggerezza della musica lo fa stare con la testa tra le nuvole ed il cavallo con suoi zoccoli e la sua polvere lo fanno stare ben ancorato a terra …
Anni fa, leggendo “In attesa di giustizia. Dialogo sulle riforme possibili” un bel dialogo Nordio/Pisapia ci si meravigliava del fatto che, nonostante i due fossero, il primo procuratore aggiunto a Venezia ed il secondo avvocato, eletto alla Camera come indipendente nelle liste di Rifondazione comunista, ci sarebbe stato un dialogo reale, franco e politicamente corretto.
In sintesi, onestà intellettuale tra giuristi. Ma cosa può dire e che termini può usare un liberale voltairiano come Nordio con un uomo di sinistra idealista e generoso come Pisapia? E in comune oltre la presidenza della Commissione per la riforma del Codice penale, il primo con Castelli, e il secondo con Mastella che ci poteva essere? Ebbene, richiamando alcuni pass , del 2009, leggiamo: “ …perché la necessità della separazione non è mai stata prospettata nei suoi razionali termini sistematici, come naturale attributo del processo accusatorio, ma è sempre stata evocata in occasione di processi ad alta valenza politica”, dice Nordio.
“La separazione delle carriere (chiamiamola anche in altro modo, l’importante è il risultato) è necessaria anche per creare una maggiore fiducia dei cittadini nelle decisioni di chi ha il difficile e delicato compito di giudicare altri uomini, perché “la moglie di Cesare deve anche apparire, oltre che essere, al di sopra di ogni sospetto”. Così diceva Pisapia.
Quanto manca al mondo dei giuristi liberi questo confronto civile foriero di costruzioni utili per una convivenza civile e serena di cui l’Italia ed i cittadini italiani hanno reale necessità. Ad maiora, Italia …
