Il saluto di Elon Musk a braccio destro disteso e pugno sinistro sul cuore, ha fatto il giro del mondo con annesse discussioni. In molti lo hanno definito saluto romano, facendolo risalire all’Antica Roma. Niente di più sbagliato. Quello proposto dal super ricco imprenditore americano è riconducibile a un saluto fascista, imitato poi dai nazisti. Ed è proprio la propaganda di quel regime che ha associato il gesto del braccio destro completamente esteso in avanti, con il palmo della mano rivolto verso il basso e le dita unite, alla civiltà dell’antica Roma senza, però, alcun riscontro oggettivo. Nessun riferimento in letteratura, nei testi storici e non vi sono raffigurazioni del saluto fascista nell’arte romana, nella scultura, nella coniazione, e nella pittura. In alcune statue di imperatori come Cesare, Augusto o Marco Aurelio si riscontra un gesto simile, a braccio non del tutto disteso ma piegato leggermente, con le dita vicine ma non unite, sempre però con la palma in avanti. Persino nella colonna Traiana, il saluto romano è ben diverso da quello iconografico in voga nel periodo fascista e ripreso in questi giorni dai nostalgici.
I romani salutava con “salve” o “ave”, accompagnato dalla destra appena sollevata e una stretta di mano che, nel caso dei legionari era la stretta del polso per verificare se l’interlocutore fosse armato. La cinematografia ha ulteriormente alimentato questo tipo di errore. Il saluto attribuito ai romani d’età contemporanea venne usato per la prima volta in Italia nel 1919 dai legionari fiumani di Gabriele D’Annunzio che presentavano il pugnale sguainato. L’utilizzo di questo saluto pretende di saldare il presente con la tradizione classica per la volontà fascista di rappresentare una continuità con Roma antica. Di questo gesto, ripetiamo, si appropriò la propaganda fascista.
Elon Musk, invece, potrebbe essersi ispirato allo scrittore americano Francis Bellamy, il quale, quando compose il testo di giuramento di fedeltà alla bandiera a stelle e strisce nel 1892, vi aggiunse anche un gesto d’accompagnamento caratterizzato dal braccio e mano tesi in avanti verso la bandiera.
Nel 1942, durante il secondo grande conflitto mondiale, poiché il saluto alla bandiera somigliava molto a quello che era in voga in Germania e in Italia, il presidente Franklin Delano Roosevelt decise di cambiarlo e istituì al suo posto il gesto della mano sul cuore come saluto alla bandiera durante l’esecuzione dell’Inno nazionale.
Sergio Stevani
